Il periodo Edo-Tokugawa e l’Hontai Yoshin Ryu

Ju Jutsu, la “Via”.

Nel nostro tempo, sembra che la parola Ju Jutsu in Italia abbia perso il suo vero significato o che non si conosca o riconosca bene cosa sia una Koryū. In questi ultimi decenni in cui le arti marziali sono esplose in tutta la loro meravigliosa diversità, anche se non sempre, sembra che si sia persa la storia che ne caratterizza l’ascesa e la prosecuzione nel tempo. La scuola tradizionale ha per sua caratteristica principale, un bagaglio di sapienza profonda, esperienza, saggezza antica, a tratti leggenda, verità, tecnica pura ma prima di tutto la “VIA”.

Il tempo dell’Hontai Yoshin Ryu

Per poter capire e continuare a parlare delle Koryu ma soprattutto dell’Hontai Yoshin Ryu Ju Jutsu, risaliamo al tempo della sua nascita, il periodo storico in cui viene creata questa antica Scuola essendo datata all’incirca alla metà del 1600. Andiamo a conoscere la fine del Periodo Azuchi-Momoyama (1573–1600) e l’inizio del nuovo periodo Tokugawa–Edo (1600 – 1868) (Edo, odierna Tokyo), in un brevissimo excursus attraverso gli eventi storici che cambiarono radicalmente quella delicata fase di mutamento del Giappone, sicuramente non l’unica, soprattutto per delinearne i contorni in cui si sviluppa e progredisce. Siamo alla fine del XVI secolo, la prematura morte di Toyotomi Hideyoshi (1561–1598), famoso samurai e Daimyō del periodo Sengoku, fondatore del Clan Toyotomi aprì uno scenario che cambiò in modo radicale il paese.

Verso l’unificazione del Giappone

Toyotomi Hideyoshi era successo al suo signore “Oda Nobunaga” (1534-1582) che nell’opera di riunificazione del Giappone è considerato il secondo dei tre “grandi riunificatori” (Nobunaga, Hideyoshi e Ieyasu), di cui parleremo in seguito, la sua scomparsa lascia un Giappone non ancora unificato nelle mani di Ieyasu Tokugawa (1542-1616), astuto e crudele stratega, un militare e Samurai che dopo aver sterminato la discendenza del suo predecessore e tradendo le promesse di salvaguardare la discendenza di quest’ultimo, si impose con tutta la sua forza e determinazione a capo di una nazione che andava verso l’unificazione.

Sekigahara

Dopo i cruenti scontri di Sekigahara del 1600 e Osaka del 1615, l’ascesa di Iyeasu Tokugawa, fu marchiata a fuoco con il titolo di “Shogun” (1603) grazie alla discendenza dei Minamoto anche se fu per un breve periodo visto che vide il giovanissimo figlio, immediato suo successore (anche questa scelta strategica per mantenere tutto il potere).

Fu proprio la battaglia di Sekigahara, con il suo pesantissimo fardello di decapitazioni ed epurazioni, a suggellare il potere dei Tokugawa che durò fino al 1868 e che lasciò poi spazio alla ristrutturazione del periodo Meiji (1868-1912). Siamo all’inizio del XVII secolo e l’Occidente progredisce in diversi campi, militare, politici e industriali mentre il Giappone dei Tokugawa si isola ancor di più grazie alle forze conservatrici all’interno del governo del paese nel quale cresce una società sempre più rigida bloccandone in modo significativo lo sviluppo.

In una società molto chiusa, non mancavano misure molto restrittive e vicine al terrore e non solo per gli stranieri nel paese (soprattutto i Cattolici), si creò una vera e propria distinzione di classi ed i Samurai rimasero quella più importante occupando lo scalino più alto della scala sociale, gli unici a poter portare al fianco 2 spade ed essere retribuiti in koku (Un koku è la quantità di riso, definita storicamente, come quella sufficiente a nutrire una persona per un anno, pari a 180,39 litri e a circa 150 chilogrammi) e con grandi impegni militari e burocratici.

Samurai

Benchè fosse alle porte un periodo di una lunga fase “pace”, lo Spirito del Samurai era sempre presente e sempre più marcato ed ogni occasione era colta per entrare in azione ed esprimere il proprio addestramento e le proprie capacità di guerriero; ironicamente, proprio in questo periodo, prese ancor di più evidenza il “Bushido”, “la Via del Guerriero”
Yamamoto Tsunetomo (militare e filosofo – 1659-1719), in una delle opere più significative del Giappone antico che tratta dell’antica saggezza di una casta di Guerrieri unici, “l’Hagakure” (all’ombra delle foglie), tramanda pensieri e storia dei Samurai e di questo tempo in decisa evoluzione, e in un breve passaggio così diceva:
“I Samurai vivono due tipi di vita, quella privata e quella pubblica; vivono nelle loro case in un modo e sul campo di battaglia in un altro ma è un vero soldato chi vive sempre come se fosse in un campo di battaglia.”

In questo particolare contesto di cambiamento, dove la figura del Samurai ancora di più si evidenziava, prendeva forma attraverso Takagi Oriemon Shigetoshi, lo Yoshin Ryu-Takagi Ryu, la lunga strada che anche attraverso quei guerrieri ed un’incredibile storia, porta ai giorni nostri “la scuola del Salice”, l’Hontai Yoshin Ryu Ju Jutsu.

Riccardo Baucia

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